#mytravels. Macaron d’Angkor.


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Come ho già scritto qualche giorno fa Siem Reap è una città adorabile, piena di piccole boutique e ristorantini deliziosi, e non potrete fare a meno di innamorarvi della sua atmosfera elegante e vagamente francese.
Per farvi capire cosa dovete aspettarvi in quest’angolo di Sud Est asiatico che, nonostante tutte le tribolazioni, non ha perso un po’ del suo fascino indocinese d’antan vi dico solo che qui la raffinatissima cucina Khmer convive con i macarons!
All’interno dell’elegante Mall Kings Road, sull’altra sponda del fiume rispetto all’Old Market, c’è una piccola pasticceria scintillante che non ha niente da invidiare ad una boutique parigina di Ladurée: colori pastello, vetrinette, campane di vetro e piccole étagère cariche di fragranti meringhette multicolore sfornate nell’attiguo laboratorio.
E poi vogliamo parlare del packaging di Angkor Macaron?!? Semplicemente delizioso con le scatoline di cartone arancio pallido, i nastri in raso e il logo dorato in stile Khmer! Adiacente alla pasticceria c’è un piccolo bistrot francese e, se ne avrete voglia, potrete gustare i macarons sul posto, sorseggiando un tè verde al gelsomino.
Ma veniamo al sodo: la ricetta dei macaron d’Angkor è assolutamente speciale, con la meringa a base di farina di anacardi e le ganache preparate con la meravigliosa frutta tropicale così abbondante in Cambogia (ananas, cocomero, mango, cocco, passion fruit, dragon fruit, jackfruit e chi più ne ha più ne metta!)
Ok, se proprio vogliamo cercare il pelo nell’uovo dobbiamo ammettere che questi macarons franco-cambogiani non raggiungono il perfetto equilibrio di fragranza ed untuosità delle meringhette di Pierre Hermé, ma sono assolutamente da provare perché rappresentano un compromesso interessante tra due culture e la rivisitazione fatta per utilizzare solo ingredienti locali è semplicemente geniale!

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Informazioni su bailing

Gypsetter, sognatrice, viaggiatrice entusiasta ed instancabile. La mia passione più grande sono i cavalli e il mio tesoro è Sero, un sauro di 25 anni con cui ho condiviso buona parte della mia esistenza. Come Emma Bovary anche io oscillo perennemente tra il mio lato mistico (che vorrebbe ritirarsi a meditare in un ashram indiano) e quello bohémien, il cui sogno nel cassetto è una chambre de bonne nel Marais.

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