Run baby run #1. La maratona di New York.


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Five boroughs, one run.
Quella di New York non è solo una maratona: è la Maratona, un respiro lungo 42 km e 195 metri  durante i quali nascere e rinascere al ritmo del proprio cuore.
La distanza che separa il ponte di Verrazzano dalla finish line dentro Central Park è un viaggio nel viaggio, un’emozione dentro un’emozione condivisa, sofferta e conquistata insieme ad altre 50.000 anime che si rincorrono da Staten Island a Manhattan, attraversando Brooklyn, il Queens e il Bronx fino al traguardo.
Eppure la Maratona di New York non finisce a pochi metri dal 42esimo km.
In questa gara infatti la stanchezza muscolare, l’ansia del muro dei 30 km e l’ossessione del cronometro lasciano spazio a un fiume di storie che vola nella stessa direzione e alle immagini che ci scorrono accanto, dentro e oltre la nuvola di persone che ti accompagna dall’inizio alla fine.
Sogno di una vita, la Maratona di New York è un’impresa personale (e collettiva) dentro una città che sfida se stessa ogni giorno  e si divide tra l’Uptown che corre veloce e il Down Town delle battaglie senza vincitori.
La Grande Mela si dona ai suoi runners ad ogni passo, li accoglie con ali ininterrotte di folla che li chiamano per nome, con cori gospel sul sagrato delle chiese e concerti jazz improvvisati lungo le strade di Brooklyn e con il sorriso e il “go, go!” di un poliziotto al quindicesimo km.
New York si racconta tra migliaia di occhi scesi in strada per condividere quella fatica con te, tra banchetti improvvisati e barbecue di famiglie che si godono uno spettacolo che senza quel loro entusiasmo non sarebbe tale. Con i suoi saliscendi, la Maratona di New York è un’onda di asfalto che ti guida alla scoperta di un teatro di emozioni, con istantanee che ti riportano dentro scene viste nei film: scorci di capolavori cinematografici incontrano la città più autentica, quella dei suoi distretti, così diversi e così simili.
Con buona volontà in 6 mesi si può preparare questa indimenticabile impresa affidandosi alle tabelle di un preparatore esperto o a quelle di Orlando Pizzolato che il traguardo di New York lo ha tagliato per primo per ben due volte e i cui consigli vi accompagneranno come un mantra.
Il Ponte di Verrazzano sarà la culla che riscalderà il sogno che vi ha condotto fino a Staten Island, allenandovi per mesi; l‘inno a Stelle e Strisce e lo sguardo rivolto verso la bandiera basteranno a far crescere dentro di voi la certezza che quella della Grande Mela non è una maratona come le altre e se non è abbastanza, lo start e il panorama che vi scorre accanto, con le navi che spruzzano l’acqua dalla baia, faranno il resto.
Sul ponte che trema al passaggio dei runners Steve si spinge avanti con una stampella, corre su una gamba sola la sua battaglia per la vita e Jane si lascia scappare una lacrima: forse sarà troppo dura ma deve farcela, corre per suo padre che non c’è più eppure sembra accompagnarla ad ogni soffio di vento.
Insieme a loro ci sono io, che fino a qualche mese prima non percorrevo più di qualche chilometro e non riuscivo nemmeno ad immaginare quanto lunghi potessero essere 42 km!
50.000 storie in movimento, le nostre, e una fusione di anime: quelle in corsa e quelle ai margini della strada, da Brooklyn al Queens, una striscia di metropoli in cui l’impresa sembra quasi più facile del previsto per merito del pubblico e dei suoi show.
Poi arriva il tanto temuto Queensborough Bridge che apre le porte di Manhattan e per meritarci lo spettacolo che ci aspetta servirà stringere i denti; ci penserà la 1st Avenue a ripagare ogni sforzo e la “raccolta dei cadaveri” di cui parla Pizzolato sarà un vero toccasana per chi ha saputo dosare le energie.
Così vicino eppure così lontano: prima di raggiungere Central Park, l’incantevole polmone verde che accoglie il traguardo, mancano ancora i km dentro al quartiere del Bronx e sulle strade di Haarlem: nuove immagini, nuove architetture, nuovi suoni e nuovi volti.
Una poesia da attraversare correndo, ecco cos’è stata per me la maratona di New York con i suoi versi colorati e rumorosi e con i contrasti, duri e inevitabili, di una città che ne racchiude altre mille.
Da Harlem si prosegue fino alla Quinta Strada, fino al traguardo dentro quell’incredibile scrigno di magie che sa essere il Central Park in una mattinata d’Autunno che non può essere come tante altre.
Per capire davvero l’entità dell’impresa che si è compiuta tagliando quel traguardo, non si può rinunciare alla vista dall’alto del Rockefeller Center: seguire, con gli occhi fissi all’orizzonte, la linea che avete percorso vi farà provare un brivido unico.

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Correre NY. Consigli per runners alle prime armi.
Correre New York è anche un modo per vederla e conoscerla da una prospettiva diversa, che nessuna guida potrebbe offrire e non serve partecipare alla maratona per riempirsi occhi e pelle di sensazioni indescrivibili: basta infilarsi le scarpe da running e concedersi il lusso di scoprirla all’alba, quando il resto dei turisti ancora dorme e le strade iniziano a svegliarsi tra il fumo della metro che esce dai tombini d’Inverno e il passo veloce dei newyorkesi, con il loro immancabile bicchiere di caffè in mano.
Correre New York significa anche vedere Times Square e Brodway prima che si accenda la frenesia del giorno, allenarsi lungo l’East River per osservare Manhattan in tutta la sua imponenza oppure perdersi tra i colori di Central Park, sfiorando un gruppo di tibetani in meditazione o altri runners impegnati ad espiare i loro peccati di gola prima di andare al lavoro.
La Mecca dei podisti della Grande Mela non può che essere il circuito attorno al laghetto Reservoir: quei i 2540 metri che hanno fatto da sfondo al film “Il maratoneta” con Dustin Hoffman.
Tra i circuiti da non perdere c’è poi quello che collega i due ponti principali di Manhattan, il Brooklyn Bridge ed il Manhattan Bridge.
Dovunque si scelga di correre a New York ne varrà la pena perché, come dice Antonio che l’ha corsa tante volte, tagliando il traguardo della maratona anche in meno di tre ore, un viaggio a New York non può mai finire scendendo dalla scaletta dell’aereo!

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Renza

Informazioni su Renza

Viaggiare, attraversare correndo il cuore delle città, i loro angoli verdi. Osservare ogni luogo da una prospettiva diversa: quella di chi lo percorre con un paio di scarpe da ginnastica ai piedi, assaporando e respirando a pieni polmoni ogni centimetro del suo cielo. Trevigiana, classe 1984, unisce la passione per la scrittura a quella per la corsa e per una valigia sempre pronta. *** Traveling, running through the heart of the cities and their green areas. Looking at every places from a different perspective: that of those who run with a a pair of sneakers, breathing and tasting the sky. Renza is born in 1984 in Treviso. She combines the passion for writing and running and her suitcase is always ready for a new journey.

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