Children free travels. Un week end gourmet in Umbria.



Qualche settimana fa, al culmine di un Autunno dorato, siamo tornati a trascorrere un week end di relax a Borgobrufa, il Resort Adults Only che sorge in un idilliaco paesaggio collinare fitto di uliveti e vigneti, a pochi chilometri da Perugia.
Dopo due mesi e mezzo fitti di viaggi ed impegni non vedevo l’ora di staccare per un po’ la spina e di fare una pausa rigenerante e questo indirizzo a poco più di mezz’ora d’auto da casa è diventato un po’ il nostro buen retiro speciale.
La scorsa Primavera vi ho già raccontato come e perché questa struttura si è trasformata da semplice agriturismo in una vera e propria Destination Spa, tutta incentrata sui soggiorni di coppia, e oggi vorrei parlarvi dell’aspetto gourmet che è uno dei fiori all’occhiello del Borgobrufa Spa Resort.
Per farlo ho fatto qualche domanda al nuovo Chef Alessandro Lestini.

– Un ricordo d’infanzia legato al cibo.
L’appuntamento irrinunciabile della domenica, in famiglia a fare la pasta fresca fatta in casa.

– Com’è nato l’amore per la cucina e quando hai capito di voler diventare uno Chef?
Conservo ancora una foto in cui già all’età di 3 anni giocavo con le pentole!
A 12 anni per la prima volta sono entrato nella cucina di un ristorante di proprietà di amici di famiglia e sono rimasto colpito dal modo in cui venivano lavorate e trasformate le materie prime.
Per me è stata quasi una “magia”.

– Per il Ristorante di Borgobrufa Spa Resort hai aderito al progetto “Filiera Agricola tutta Italiana” a marchio Campagna Amica di Coldiretti. In che modo la filiera corta ha influenzato il tuo modo di cucinare?
Il rapporto diretto con il produttore è fondamentale per la mia cucina.
Rispettare la materia prima e seguire la stagionalità ha dato alla mia cucina un valore aggiunto, sottraendo complessità ai piatti ma aumentandone la ricchezza dei sapori.

– L’ingrediente a cui non potresti mai rinunciare nella tua cucina?
La passione!

– Un piatto tipico della tradizione umbra a cui ti senti particolarmente legato.
Il “Piccione alla ghiotta” secondo me è la ricetta che meglio rappresenta l’Umbria: è un piccione cotto rigorosamente allo spiedo e servito con la sua salsa.
E poi il Brustengo, un semplice impasto di acqua farina e sale che viene cotto in padella ed è ottimo da abbinare ai salumi ed ai formaggi della nostra Regione.

– Prova a raccontarci il processo creativo che c’è dietro la nascita di un piatto: da dove trai ispirazione e chi ha l’onore e l’onere di assaggiarlo per primo.
Spesso in cantina degustando vini: molti miei piatti sono nati così!
A volte si parte da un ingrediente, altre volte da un profumo, in altre occasioni da semplici sensazioni.
Si passa poi in cucina alla preparazione, prove su prove e poi agli assaggi.
E infine c’è la parte estetica in cui decido come impiattare.
Di norma mia moglie è la prima persona che assaggia i nuovi piatti. In cucina ci piacciono cose molto diverse, quindi mi aiuta molto a “vedere” il piatto da un punto di vista differente.

– Consigliaci una destinazione di viaggio imperdibile in Umbria.
Rasiglia. È un piccolo paese a pochi km da Foligno, un borgo con poco più di 40 abitanti caratterizzato da canali d’acqua e vecchi mulini

– Dal 2010 sei docente all’Università dei Sapori: raccontaci qualcosa di questa esperienza.
Durante questi anni mi è capitato di lavorare con Sergio Mei (Executive Chef dell’Hotel Four Season di Milano) ed Umberto Vezzoli (Chef membro del Grand Cordon d’Or de France) e di entrambi mi ha colpito la tranquillità, la serenità con la quale affrontano il servizio e la consapevolezza dei propri mezzi.

– Un piatto che dovremmo assolutamente assaggiare durante un soggiorno al Borgobrufa.
La “Crema di cavolfiore con tinca affumicata e cenere vegetale”: un piatto che unisce la tradizione umbra, la modernità e la voglia di recuperare quelle parti di verdure che di solito buttiamo per trasformarle in cenere vegetale!


bailing

Informazioni su bailing

Gypsetter, sognatrice, viaggiatrice entusiasta ed instancabile. La mia passione più grande sono i cavalli e il mio tesoro è Sero, un sauro di 25 anni con cui ho condiviso buona parte della mia esistenza. Come Emma Bovary anche io oscillo perennemente tra il mio lato mistico (che vorrebbe ritirarsi a meditare in un ashram indiano) e quello bohémien, il cui sogno nel cassetto è una chambre de bonne nel Marais.

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