#mytravels. Da Malaga a Tangeri attraverso lo Stretto di Gibilterra.



L’idea di arrivare in Africa via mare, attraversando lo Stretto di Gibilterra, ha sempre esercitato un certo fascino romantico su di me e, nei miei frequenti sogni ad occhi aperti, immaginavo già di sbarcare a Tangeri come Port e Kit (i protagonisti di “Il tè nel deserto”), affermando che “Noi non siamo turisti. Siamo viaggiatori” e da bravi Viaggiatori ovviamente la via più facile non ci interessa.
Un altro ottimo incentivo era rappresentato dal fatto che questo progetto strampalato avrebbe guidato i miei passi fino a “La Línea de la Concepción” che volevo fortissimamente attraversare per mettere piede nel mio Paese numero 65, Gibilterra (abbiate pazienza: quando vi mettete in testa di passare in 12 mesi da quota 58 a quota 70 Paesi, la vostra bucket list finisce col risentirne!).
Alla fine Gibilterra (con le sue cabine rosse, i pub e l’odore di fish&chips) si è rivelata terribilmente deludente, ma attraversare la dogana in macchina, passaporti alla mano, è stato una sorta di nostalgico amarcord.
D’altra parte il fascino romantico della località di frontiera, spazzata dal vento e lambita da due Mari, l’abbiamo trovato altrove e per puro caso grazie ai consigli di Maria, la host della Finca al Limon (il delizioso Eco Retreat malagueno scovato su Glamping Hub).
A colazione infatti, chiacchierando davanti a tè ed avocado toast, è venuto fuori il nome di Tarifa (un villaggio bianco che sembra un pezzetto di Marocco trapiantato in terra spagnola e che sorge nel punto più a Sud dell’Europa Continentale) e abbiamo subito cambiato i nostri piani, facendo una deviazione a Sud Ovest.
I presupposti per innamorarci c’erano tutti e Tarifa ci ha letteralmente conquistate con i suoi vicoli stretti umidi di pioggia, le case candide e gli alberi di limone e sarà lei, piuttosto che Gibilterra, che ricorderemo negli anni ripensando a questa avventura.

La tanto agognata traversata è invece trascorsa sbrigando formalità doganali in un’atmosfera da souk e cercando tra la folla qualche passeggero dall’aria affidabile con cui condividere un taxi una volta sbarcate nel porto di Tangeri Med, una vera e propria cattedrale nel deserto distante quasi 50 km da Tangeri Ville.
Un ritardo di quasi due ore e mezza sulla tabella di marcia ci ha fatto desistere dal progetto di avventurarci in giro per Tangeri alla ricerca dei luoghi del film di Bertolucci e purtroppo di questa città ricorderemo solo l’elegante e candida promenade lambita dall’Oceano.
Ad aspettarci, per la nostra prima notte in terra africana, c’era il Riad Dar Tanja, una romantica Maison d’Hotes con piscina e Spa che sorge in una tranquilla zona residenziale poco distante dal tumulto della città.
A darci il benvenuto abbiamo trovato un giardino profumato, interni arredati in stile marocchino e impreziositi da ceramiche tradizionali, tadelakt, tessuti artigianali e tappeti berberi e un’accogliente suite con terrazza e idromassaggio.
Ed arrivando al Dar Tanja i profumi, i sapori ed i suoni del Marocco li ho ritrovati tutti in pochi istanti, pronti ad inebriarmi i sensi e a ricordarmi, a distanza di 5 anni dal mio ultimo viaggio, perché amo tanto questo Paese.
I petali di rose sparsi ovunque, i dolci alle mandorle e fiori d’arancio, le nespole fresche e succose, la preghiera della sera, il profumo del thé à la menthe (che non mi fa dormire ma di cui non riesco proprio a fare a meno), il sapore pungente del citron confit, l’odore del cumino e del coriandolo fresco nelle salades à la marocaine… tutto il Marocco che amo concentrato in un milione di sensazioni familiari ritrovate al di là dell’Oceano, in questo piccolo buen retiro accogliente come una casa lontana da casa.


bailing

Informazioni su bailing

Gypsetter, sognatrice, viaggiatrice entusiasta ed instancabile. La mia passione più grande sono i cavalli e il mio tesoro è Sero, un sauro di 25 anni con cui ho condiviso buona parte della mia esistenza. Come Emma Bovary anche io oscillo perennemente tra il mio lato mistico (che vorrebbe ritirarsi a meditare in un ashram indiano) e quello bohémien, il cui sogno nel cassetto è una chambre de bonne nel Marais.

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