Postcard from L’Havana. #blue. (E 4 chiacchiere sulle truffe ai danni dei turisti).


Seconda cartolina da l’Havana: il colore di oggi è l’azzurro in tutte le sue infinite gradazioni.
Purtroppo però in questo post non vi parlerò di quanto io abbia amato questa città incantevole ma toccherò un tasto davvero dolente: quello della popolazione locale e della sua attitudine truffaldina.
L’Havana è una città molto sicura e, girando di notte per le strade della città vecchia, non avrete mai la sensazione di essere in pericolo o di dover stare attenti al portafoglio.
D’altra parte sono bastate poche ore in città per renderci conto che, se non bisogna temere scippi ed aggressioni, si può cadere vittime con molta facilità di truffe e raggiri.
La popolazione locale è all’apparenza molto friendly e disponibile e, camminando per strada, sarete avvicinati continuamente da persone che apparentemente vogliono solo scambiare quattro chiacchiere con voi.
Tutti masticano qualche parola di italiano, tutti hanno un fantomatico parente che vive in Italia e tutti non vedono l’ora di darvi il benvenuto nella loro città e di rendersi utili.
Ebbene amici miei pur sapendo che “non bisogna fare di tutta l’erba un fascio e blablabla” vi invito di cuore a non dare confidenza a nessuno, a controllare sempre il resto, a non chiedere consigli su dove mangiare o fare shopping e a rispondere sempre e solo NO nel caso in cui si offrano di andarvi a comprare sigari o rum in modo da farvi approfittare dei prezzi di favore di cui godono.
Cuba è stato il mio Paese numero 66 e mi dispiace molto affermare che, girando il Mondo in lungo e in largo, non mi ero mai imbattuta in tanta malizia nell’approccio con i turisti e in un’attitudine truffaldina così spudorata: fino ad ora l’unico Paese di cui ho scritto malissimo e in cui non metterò mai più piede è l‘Egitto, ma devo riconoscere che gli egiziani sono dei meri pivelli in confronto ai cubani!
Ora ovviamente vi racconterò per filo e per segno i due tentativi di truffa di cui siamo stati vittime.
Giorno 1, L’Havana:
Siamo stati avvicinati da due donne mentre attraversavamo la strada poco distanti dal Parque Central: una delle due mi ha detto in inglese che le piaceva il mio colore di capelli, io ho ringraziato, lei mi ha chiesto da dove venissi e nel giro di 5 minuti ci siamo trovati coinvolti in una fittissima chiacchierata in italiano.
Ci hanno subissato di domande che sembravano assolutamente ingenue e casuali e ci hanno detto di stare rientrando a casa dal lavoro.
Il loro tono era così amichevole e disinteressato che ho commesso un errore molto ingenuo: ho chiesto se potevano indicarci un ristorante familiare dove cenare e loro, nonostante fosse tardi e dovessero tornare a casa per preparare la cena ai loro bambini, si sono offerte di accompagnarci fino ad un ristorantino poco lontano.
Sono entrate con noi, ci hanno consigliato cosa ordinare e si sono auto-invitate a bere un mojito e fino a qui niente di strano.
Mentre bevevamo i nostri mojito aspettando la cena hanno iniziato a consigliarci tutti i posti poco turistici e carini dove fare shopping, mangiare, bere, andare a ballare la salsa e via dicendo, infarcendo il tutto con racconti di vita vissuta, facendoci vedere le foto dei figli sul cellulare, mostrandoci i loro Libreta de Abastecimiento e blablabla.
“Ma guarda come sono disponibili e carine queste due” mi dicevo io come una perfetta cretina “e non cercano nemmeno di appiopparci qualcosa”.
Detto fatto: nel giro di pochi minuti una delle due si è offerta di andare a comprarci dei sigari in un negozio riservato ai soli cubani per farci risparmiare.
Noi abbiamo subito risposto “No grazie, non ci interessa” ma abbiamo iniziato a capire che forse quelle due non erano poi così disinteressate e infatti dopo pochi minuti la tizia è tornata alla carica: si è alzata dicendo “vi voglio fare un regalo” ed è uscita dal ristorante, tornando dopo una decina di minuti con un pacchetto di sigari.
Io ho iniziato ad innervosirmi perché avevamo detto chiaramente di non voler compare dei sigari ed improvvisamente non le trovavo più così simpatiche ed amichevoli e quindi, tagliando corto, ho chiesto quanto voleva per quei sigari e per togliere il disturbo.
Indovinate: la truffaldina ha avuto il coraggio di chiederci 180 CUC per 25 sigari “El Credito”, ovvero circa 160 Euro!
Di fronte alle nostre facce stravolte ha iniziato a piagnucolare dicendo che lei aveva anticipato i soldi lasciando il suo libretto come garanzia, che i sigari non si potevano restituire, che rischiava di avere problemi seri e forse anche di perdere il lavoro e via dicendo, con la sua compare che le reggeva la recita.
Dopo essercele tolte di torno abbiamo scoperto quanto valeva quel pacchetto da 25: provate ad indovinare? Esattamente 1 CUC!
Ora ditemi se tutti i venditori di tutti i souk del mondo non sono dei poveri pivelli in confronto ad una madre di famiglia cubana e in quale altro paese al mondo troverete qualcuno che cercherà di darvi una sola del genere, guadagnandoci 180 volte! 
Giorno 6, Cienfuegos.
Avevamo bisogno di comprare una carta telefonica per collegarci ad internet e abbiamo chiesto informazioni su dove acquistarla.
Ci hanno indicato una tavola calda in fondo alla strada davanti alla quale era appostato un gruppetto di “spacciatori” di schede telefoniche dall’italiano fluente (con tanto di accento napoletano).
Abbiamo comprato due schede al prezzo di 4 CUC pagando con una carta da 20 e abbiamo avuto in resto 6 CUC e una banconota da 10 malconcia e sospetta.
“Cos’è questa?” ho chiesto io “non è che mi stai dando 10 CUP invece di 10 CUC?”
Alle grida corali di innocenza e all’assicurazione che quelli fossero 10 CUC abbiamo risposto “Va bene, sappiamo dove trovarvi” e siamo andati a cena.
Al momento di pagare il conto nel ristorante abbiamo mostrato la banconota alla cameriera e indovinate chi è dovuto tornare indietro a litigare con il cialtrone (che improvvisamente aveva smesso di parlare e capire la lingua italiana) e a minacciare di chiamare la polizia per riavere indietro 10 CUC?!?
Vi confesso però che alla fine il povero cialtrone mi ha fatto quasi tenerezza: accontentarsi di truffe da 10 miseri CUC quando le sue colleghe di L’Havana viaggiano su introiti da 180 CUC a botta!
E così io e il Signor G. ci ritroviamo spesso a rievocare il goffo tentativo di fuga del nostro amico “El Gordo” e a pensare a come cambierebbe in meglio la sua vita se si trasferisse a L’Havana!
Tornata in Italia ho scoperto che esiste una vasta letteratura sulle classiche truffe cubane e che a L’Havana c’è addirittura una legge che vieta alla popolazione locale di approcciare i turisti e questo la dice sicuramente lunga sul livello di onestà medio che troverete in città.
Nonostante tutto il mio consiglio di visitare L’Havana almeno una volta nella vita rimane, perché è una città davvero stupenda ma vi raccomando di leggere questo spassoso articolo che vi metterà in guardia contro le più classiche truffe cubane, di controllare sempre il resto, di non dare confidenza ai locali e di mostrarvi il più aggressivi possibili nella difesa dei vostri soldi: di solito alzare la voce e minacciare di chiamare la polizia sortisce sempre l’effetto desiderato.
Io dal canto mio mi riprometto d’ora in avanti di googlare sempre le parole “truffa + nome del paese in cui sono diretta” per evitare in futuro di illudermi anche solo per 5 minuti sulla gentilezza ed onestà degli esseri umani.


bailing

Informazioni su bailing

Gypsetter, sognatrice, viaggiatrice entusiasta ed instancabile. La mia passione più grande sono i cavalli e il mio tesoro è Sero, un sauro di 25 anni con cui ho condiviso buona parte della mia esistenza. Come Emma Bovary anche io oscillo perennemente tra il mio lato mistico (che vorrebbe ritirarsi a meditare in un ashram indiano) e quello bohémien, il cui sogno nel cassetto è una chambre de bonne nel Marais.

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