#mytravels. Iran: tutti i miti da sfatare, nel bene e nel male. 2


Ho desiderato pochi altri viaggi come quello in Iran: ho aspettato per anni che il periodo storico consentisse un viaggio sicuro, che il rischio di un timbro iraniano sul passaporto non compromettesse i miei viaggi futuri e che qualcuno a me caro avesse voglia di condividere con me quell’esperienza.
Ed infine, dopo anni di attesa, si è palesata la perfetta congiunzione astrale che mi ha permesso di trascorrere le vacanze di Pasqua in Iran con la mia amica del cuore e mio papà (nel ruolo di “adulto di riferimento”).
Il nostro viaggio in Iran è stato prima di tutto un viaggio a ritroso nel tempo, agli anni della nostra adolescenza: io e la mia amica a vivere un’Avventura insieme come ai tempi del Liceo, condividendo chiacchiere e segreti fino a tarda notte, scambiandoci i vestiti, ubriacando di chiacchiere padre, guide ed autisti e sbadigliando davanti alla tazza di tè della prima colazione.
Ovviamente da questo punto di vista è stato un viaggio più che perfetto, ma ci sono un bel po’ di miti che credo di  dover sfatare a proposito dell’Iran e alla fine, mettendo sul piatto della bilancia i disagi patiti durante il viaggio e l’indiscutibile bellezza architettonica dell’Antica Persia, mi sento di consigliarvi questa destinazione solo se siete assolutamente ed incrollabilmente motivati e se avete già visitato un numero tale di Paesi da aver voglia di cercare destinazioni originali.
Vi anticipo già che questo post dal tono per lo più acido e polemico nei confronti dei falsi miti creati dalla rete a proposito dell’Iran sarà seguito da un più classico “10 Instagram spot da non perdere” e da un post scritto a due mani con la mia amica dal titolo “10 buoni motivi per andare (o non andare) in Iran.”
Ma andiamo per ordine con i miti da sfatare:
– #iranissafe
Questa è l’#hashtag con cui gli Instagrammers che viaggiano in Iran contrassegnano i loro post e a leggerla mi viene un po’ da sorridere: certo che l’Iran è sicuro per i viaggiatori, altrimenti nessuno di noi starebbe riempiendo le proprie bacheche con il blu oltremare delle moschee di Isfahan o le torri del vento di Yazd!
E state pur certi che, nel momento in cui il nostro Ministero degli Esteri di riferimento ci sconsigliasse per qualche motivo un viaggio in Iran, neppure il più insensato dei nomadi digitali ci metterebbe piede, con buona pace dell’hashtag #iranissafe.


– Uno dei buoni motivi per andare in Iran è il cibo delizioso.
Ora io capisco che la saggezza antica ci ha insegnato che “de gustibus non disputandum est” ma a leggere sui social network e sui blog espressioni di mirabolante entusiasmo per il cibo iraniano, mi sento davvero presa per i fondelli.
Il cibo in Iran è di una monotonia sconfortante sia per gli onnivori che per i vegetariani (i vegani possono anche mettersi l’anima in pace e cercare un’altra destinazione di viaggio) e questo è forse uno dei pochi Paesi al mondo dove non c’è nessuna differenza tra un ristorante elegante e una bettola: mangerete sempre e comunque una porzione pantagruelica di spiedini di pollo o agnello accompagnati da un pomodoro grigliato e ricoperti da mezzo chilo di riso scondito e scotto.
Le uniche opzioni se non mangiate carne sono una pietanza a base di patate schiacchiate condite con cipolla soffritta e prezzemolo e due pietanze a base di melanzane schiacchiate, condite rispettivamente con cipolla soffritta e yogurth o con cipolla soffritta e salsa di pomodoro.
That’s all folks! Questa è la meravigliosa e mirabolante cucina iraniana di cui farneticano i nomadi digitali.


– L’Iran è un Paese economico.
Un Paese economico per i miei standard è un Paese dove potete mangiare e dormire bene spendendo poco.
Nel Sud Est Asiatico in generale potrete mangiare benissimo spendendo pochi spiccioli e potrete dormire in hotel senza grossa personalità ma con tutti i comfort che piacciono tanto a noi Occidentali spendendo tra i 40 e gli 80 Euro.
Anche in Iran potete mangiare per pochi spiccioli e dormire in hotel con bagno privato spendendo tra i 40 e gli 80 Euro, peccato che questi hotel, oltre ad essere antiquati ed esteticamente orribili, hanno un livello di comfort che voi umani non potete neppure lontanamente immaginare.
Noi abbiamo trascorso in Iran 9 giorni dormendo in hotel di categoria 4 e 5 stelle e in guesthouse ospitate in antiche case tradizionali ed ecco alcuni dei disagi che abbiamo dovuto subire:
– A parte l’eccezione di Teheran il box doccia è un oggetto misterioso che non incrocerete mai: preparatevi invece a piatti doccia con tende di tessuto che non vedono una lavatrice dagli anni ’70 e che non tocchereste neppure con dei guanti di gomma.
– Nelle case tradizionali (che la maggior parte dei nomadi digitali definiscono “wow”, “gorgeous”, “amazing” e “comfy”) la vostra doccia sarà il pavimento del bagno (con una pendenza rigorosamente sbagliata ed uno scarico rigorosamente difettoso) che alla prima abluzione si trasformerà in un pantano che rimarrà tale fino alla vostra partenza.
– Preparatevi a non poter gettare la cartaigienica nel WC perché gli scarichi si intaserebbero. Alternative? Gettarla nel cestino e convivere con il cattivo odore oppure farvi una doccia ogni volta che andate in bagno.
– Nelle case tradizionali le porte delle camere sono dotate di serrature con lucchetto. Il personale di queste strutture è in genere così poco preparato che potrebbe succedervi di ricevere la chiave sbagliata, di rimanere chiusi fuori dalla vostra stanza e di dover attendere l’intervento di un fabbro chiamato a scassinare il lucchetto per rientrare in possesso delle vostre cose. E’ una storia vera.
– Nelle case tradizionali avrete a disposizione un solo asciugamano per asciugare mani, faccia, corpo e piedi (gli stessi piedi che avranno sguazzato nel pantano del pavimento allagato) e di solito non è uso pulire la camera e cambiare il suddetto asciugamano ogni mattina.
– Nelle case tradizionali le camere spesso sono sotterranee e senza finestre.
(Sì, lo so che anche a Matera e in Cappadocia si dorme in grotte senza finestre pagandole centinaia di euro a notte, ma arredamento, deumidificatore e livello di comfort  a volte fanno la differenza.)
– Nelle case tradizionali la couverture dei letti è la seguente: un coprimaterasso striminzito, un lenzuoletto ancora più striminzito e una coperta di pile che non vede una lavatrice da… mai.
Per liberarmi della coperta sudicia ed avere in cambio un secondo lenzuoletto striminzito ho dovuto paventare un’allergia mortale alla polvere e sono stata costretta a dormire avvolta nei miei maglioni per sopravvivere al freddo delle notti iraniane.
Sia chiaro che non mi aspettavo di fare un viaggio di lusso in Iran (i movivi per cui il panorama di hotellerie locale è poco esaltante sono ovvi) ma, a parità di prezzo, il paragone tra le deliziose guesthouse indiane in cui mi è capitato di dormire e queste orride sistemazioni di quart’ordine è davvero avvilente.
Quindi sì: l’Iran è un Paese economico ma quello che avrete in cambio di pochi Euro è decisamente molto, molto poco.


– L’Iran è un Paese molto pulito.
Quello che non si legge mai sui social network e sui blog è che l’Iran è un Paese assolutamente pulito.
Non vedrete in giro per le città una sola cartaccia o cicca e ci sono cestini ogni dieci metri.
Peccato che, come ho scritto sopra, il livello di igiene negli hotel non sia lo stesso che regna fuori.
– Gli Iraniani sono un popolo accogliente ed amichevole.
Tutti i blogger, gli Instagrammers e i nomadi digitali che sono stati in Iran si sdilinquiscono su quanto la popolazione locale sia accogliente ed amichevole.
Non voglio per forza cercare il pelo nell’uovo ma il fatto di sentirsi urlare dietro per strada “Welcome to Iran” per me non significa avere a che fare con un popolo accogliente ed amichevole.
Una popolazione accogliente ed amichevole per i miei standard è una popolazione con cui posso in qualche modo interagire, ma nella nostra esperienza le interazioni con il popolo iraniano sono state pari a zero perché non abbiamo incontrato una sola persona, a parte le guide turistiche e la responsabile dell’agenzia viaggi a cui ci siamo affidati, che parlasse inglese.
Perfino i nostri autisti non parlavano inglese e l‘unico vagamente smart ed intraprendente usava Google Translate dal Farsi all’Italiano, mentre gli altri stavano semplicemente zitti.
Abbiamo avuto seri problemi a dialogare con i taxisti, ad ordinare i pasti nei ristoranti e a farci capire dal personale delle case tradizionali e ogni volta che abbiamo chiesto indicazioni alla gente per strada abbiamo ottenuto delle risposte in Farsi.
Il massimo di interazione che ci è capitato di avere è che delle persone ci chiedessero da dove venivamo e che alla parola “Italy” rispondessero tutti contenti “Juventus” o “Ronaldo” e ci chiedessero un selfie.
Se da tutto ciò potete dedurre che gli Iraniani sono un popolo accogliente ed amichevole ok, probabilmente lo sono, ma sappiate che tutto questo succede praticamente ovunque ad Est dell’Europa e che non mi è mai sembrato niente di nuovo, di mirabolante o di degno di nota.


– In Iran è vietato mostrare polsi e caviglie e potreste venire riprese dalla polizia se il vostro abbigliamento non è adeguato.
Per andare in Iran mi sono praticamente fatta cucire un guardaroba su misura e ho portato calze e manicotti, trovandomi poi davanti a turiste in pantacalza e maglietta e a più caviglie al vento di quante se ne vedano in Europa in questa Stagione.
Tutte le informazioni che circolano sull’abbigliamento, a parte l’obbligo del velo, sono false e tendenziose.
Una delle nostre guide ci ha addirittura detto che, quando è caldo, le turiste possono andare in giro con le braccia scoperte senza che la polizia batta ciglio.
A mio parere comunque è meglio seguire il buon senso ed adottare la massima modestia nel vestire. Non solo per non avere problemi, ma anche perché optare per degli outfit “Iranian style” vi farà assomigliare a delle principesse Persiane, arricchendo la vostra bacheca Instagram con foto uniche e facendovi distinguere graziosamente dalla massa di turiste in pantacalza e pareo annodato alla bell’e meglio!
Discorso diverso merita il velo che io ho percepito per tutto il viaggio come un vero e proprio strumento di terrore: ogni volta che mi scivolava dalla testa (e succedeva almeno 50 volte al giorno) mi ritrovavo ad annaspare come una disperata nel tentativo di coprirmi prima che qualcuno se ne potesse accorgere, e già mi immaginavo di essere fustigata sulla pubblica piazza per aver trasgredito alla legge islamica!
In reltà in alcune occasioni l’hijab è anche tornato utile per proteggerci dall’aria gelida ma in linea di massima doverlo indossare anche dentro ad hotel e ristoranti è davvero fastidioso e deprimente.


Miss Bailing

Informazioni su Miss Bailing

Gypsetter, sognatrice, viaggiatrice entusiasta ed instancabile. La mia passione più grande sono i cavalli e il mio tesoro è Sero, un sauro di 25 anni con cui ho condiviso buona parte della mia esistenza. Come Emma Bovary anche io oscillo perennemente tra il mio lato mistico (che vorrebbe ritirarsi a meditare in un ashram indiano) e quello bohémien, il cui sogno nel cassetto è una chambre de bonne nel Marais.


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2 commenti su “#mytravels. Iran: tutti i miti da sfatare, nel bene e nel male.

  • la Giulia

    …tutto ciò premesso le foto sono bellissime e tu eri elegantissima (detesto la gente in pantacollant e scarpe da ginnastica fuori dalle palestre…ovunque!!!)

    🙂

    • Miss Bailing
      Miss Bailing L'autore dell'articolo

      Grazie amica!!!
      Devo dire che io mi sono trovata molto a mio agio con gli outfit iraniani: gli abiti lunghi ingentiliscono la figura e vengono benissimo in foto 😀
      Io li indosso sempre molto volentieri anche quando non sono costretta a farlo.
      Altro discorso per il velo: a noi ha fatto comodo perché faceva freddo ma non oso immaginare in piena estate con le temperature che superano i 40 gradi!
      Io poi ero terrorizzata di perderlo perché non riuscivo ad annodarlo bene ed ogni tanto mi scivolava giù!
      Il primo giorno a Teheran mi è proprio caduto scendendo da un taxi e sembravo una pazza isterica… poi la nostra guida ci ha molto tranquillizzate dicendoci che la polizia comunque è meno intransigente con le turiste.
      Però è una situazione inquietante… al pensiero di quella ragazza che si è beccata una condanna ad 1 anno di prigione per la sua campagna contro il velo c’è da farsi venire i brividi 🙁