
Un viaggio in Mongolia era nella mia bucket list da tempo immemorabile e finalmente, poche settimane fa, sono riuscita a mettere la tanto agognata bandierina sulla mappa, raggiungendo il traguardo dei 121 Paesi UN+ visitati.
Se amate i paesaggi selvaggi, gli spazi sconfinati, il silenzio ed il contatto con la Natura, vi innamorerete sicuramente di questo Paese immenso, che è primo nella classifica dei meno densamente popolati al mondo!
Pensate infatti che (escludendo la capitale Ulaanbaatar) in Mongolia ci sono appena 2 abitanti per km quadrato e, considerando il fatto che il Paese è decisamente lontano dagli itinerari del turismo di massa, qui potrete assaporare il lusso più autentico: quello di passare del tempo lontani dal mondo e dal caos, a contatto con una Natura di una bellezza stupefacente, adeguandovi ai ritmi e al lifestyle della vita nomade e vivendo l’esperienza unica di dormire in una yurta (qui si chiamano Ger), senza però rinunciare a qualche piccolo e piacevole lusso.
♥ Il volo.
Non esistono voli diretti tra l’Italia ed Ulaanbaatar e noi abbiamo optato per la compagnia aerea di bandiera, MIAT Mongolian, che offriva la tariffa migliore in Business Class (poco più di 1700 euro pp via Booking.com) con uno scalo a Francoforte e il collegamento a corto raggio coperto da Condor.
La Business Class di Condor è senza infamia e senza lode e la compagnia aerea a Francoforte (uno dei peggiori aeroporti europei secondo la mia personale classifica), accoglie i suoi passeggeri nelle lounge miste del circuito Priority Pass o in quelle di Lufthansa.
In entrambi i casi il livello si è rivelato davvero basso sia per quello che riguarda il comfort (volando nei week end e in orari di punta abbiamo trovato entrambe le lounge sporche ed affollate all’inverosimile), sia per quello che riguarda il cibo (scarso sia per qualità che per quantità e con un’attenzione pressoché nulla alle restrizioni alimentari).
Il volo a lungo raggio con MIAT ha invece superato le mie aspettative: la Business Class sui Boeing 787-9 presenta una configurazione 1-2-1 e poltrone Reverse Herringbone che offrono accesso diretto al corridoio e si trasformano in letti fully flat spaziosi e confortevoli; il cibo si è rivelato decisamente migliore e ben presentato di quanto potessi immaginare e l’unico appunto che posso fare è l’assenza di opzioni vegetariane.
Non c’è un vero e proprio amenity kit, lo “champagne” servito è un semplice sparkling wine e le cuffie non sono antirumore, ma c’è un materassino che migliora il comfort del letto e una buona selezione di musica (anche locale) da ascoltare durante il viaggio.
Partendo da UBN, invece, l’esperienza è stata davvero positiva: procedura di check-in velocissima, lounge piccola ma pulita ed accogliente, con poltrona massaggiante gratuita e una discreta selezione di cibo, anche vegetariano.

♥ Ulaanbaatar.
La capitale della Mongolia è una città molto caotica e priva di attrattive particolari, quindi vi consiglio di trascorrerci il meno tempo possibile.
D’altra parte lo shopping in città può darvi grosse soddisfazioni, specialmente se siete a caccia di capi in cashmere
Due gli indirizzi da non perdere: Gobi Cashmere, che unisce alla qualità eccellente un design moderno e una gamma di colori pressoché infinita, e lo State Department Store, che ha un intero piano dedicato al cashmere, con corner di tutti i marchi mongoli.
Tutti i brand hanno filati di una qualità eccezionale e prezzi davvero piccoli: per farvi capire di cosa parlo, immaginate di comprare un maglione di Brunello Cucinelli e pagarlo meno della metà di uno di Falconeri!
[Gobi Cashmere ha anche uno store online e un corner nell’aeroporto internazionale di UBN, ma i prezzi sono più alti e la scelta è decisamente inferiore].

♥ L’itinerario e gli spostamenti.
La maggior parte dei viaggiatori che si spingono in Mongolia lo fanno affidandosi ad agenzie locali o internazionali e, quando ho iniziato a pianificare la logistica del nostro viaggio, ho capito subito il perché: muoversi in autonomia è davvero complicato e richiede una buona dose di pazienza e testardaggine.
Noleggiare un’auto, ad esempio, è una vera e propria impresa perché la maggior parte delle compagnie internazionali non opera nel Paese e quindi dovrete per forza rivolgervi ad agenzie locali, contattandole via mail o WhatsApp.
Inoltre, il chilometraggio illimitato non esiste: il noleggio base prevede 250 km e dovrete pagare una fee per ogni km in più! Viste le grandi distanze da percorrere, vi lascio immaginare come i prezzi lievitino in modo spropositato!
Inoltre, dovendo guidare nel deserto, non eravamo sicuri se un fuoristrada fosse assolutamente necessario o se ce la saremmo cavata con una Prius (il modello di auto più diffuso nel Paese, con cui i locali si avventurano praticamente ovunque!) e alla fine, dopo aver chiesto una decina di preventivi, abbiamo optato per un transfer con autista, visto che la differenza di prezzo tra questo e una macchina a noleggio era davvero minima,
Con il senno di poi posso dire che ce l’avremmo fatta benissimo con una Prius perché le principali attrazioni che abbiamo visitato nel Deserto del Gobi (come White Stupa e le Flaming Cliffs) si raggiungono viaggiando su un mix di strade d’asfalto e piste non particolarmente impegnative.
Noi ci siamo affidati a Explore Gobi, un’agenzia locale che ho contattato via WhatsApp e che mi ha proposto un preventivo di 700 dollari per l’itinerario Ulaanbaatar – White Stupa – Flaming Cliffs – Ulaanbaatar.
Considerando i quasi 1500 km di strada, il prezzo mi è sembrato ragionevole e ho accettato, pagando un acconto del 20% con Wise (un’app per il trasferimento di denaro che non avevo mai utilizzato prima e che si è rivelata semplice da usare e con commissioni davvero economiche).
Mi sento di consigliarvi questa agenzia?
Non al 100% perché l’autista che ci è stato assegnato era impreparato ed in linea di massima scortese: ci ha aiutato il minimo indispensabile con i bagagli, durante il viaggio ci sono state una serie di incomprensioni che ci hanno fatto perdere tempo prezioso (incomprensioni dovute non tanto al suo inglese elementare, a cui avrebbe potuto ovviare facilmente usando Google Translate, quanto alla sua tendenza a non comunicare), ma soprattutto si è rivelato totalmente inesperto a guidare nel deserto, sbagliando più volte strada e consigliandoci partenze in tarda mattinata senza valutare bene i tempi di percorrenza, con il risultato di ritrovarci a viaggiare ben oltre il tramonto.


♥ Dove dormire.
Ma veniamo all’argomento croce e delizia di un viaggio in Mongolia: i campi tendati con ger tradizionali!
Ovviamente non volevo trascorrere i miei giorni in Mongolia chiusa in un hotel e volevo assolutamente provare l’esperienza di dormire in una ger, cosa non difficile visto che in tutto il Paese, dalle vaste steppe del Nord al deserto del Gobi, ci sono moltissimi campi tendati!
Ma c’è un ma… perché la caratteristica che accomuna il 99% di questi campi è quella di essere autenticamente spartani e quindi di non avere bagni privati.
So che l’ossessione del bagno è un mio limite personale che mi preclude tante fantastiche avventure in luoghi davvero magici (continuo a rimandare da almeno 5 anni un viaggio nel deserto algerino per non dormire in tenda e il nostro viaggio in Mauritania è stato completamente rovinato dal trauma subito a causa dei bagni degli hébergements mauritani!), ma non riesco ad andare oltre ed anzi, invecchiando, divento sempre più rigida sull’argomento.
Quando, più di sei mesi fa, ho trovato i voli aerei per Ulaanbaatar, ho aspettato una settimana prima di comprarli perché prima volevo essere assolutamente certa di trovare una sistemazione nella natura selvaggia che potesse soddisfare i miei standard e stavo quasi per desistere quando, spulciando tutto il Paese sulla mappa di Booking.com, mi sono imbattuta nello Yeruu Lodge e sono rimasta semplicemente folgorata!
Questo campo tendato che sorge poco lontano dal confine con la Siberia, lungo la rotta dell’antica via del Tè che collegava la Cina alla Russia, aveva infatti tutto quello che desideravo: una location incredibile (sulla riva del fiume omonimo, circondato da vaste steppe, boschi e scenografiche catene montuose), ger arredate con bellissimi mobili tradizionali e dotate di bagni enormi (con tanto di standing bathtub, walking-in shower e WC giapponesi!) e la possibilità di montare a cavallo tutti i giorni!
Lo staff dello Yeruu Lodge ha anche organizzato i nostri transfer da e per Ulaanbaatar ad un prezzo davvero onesto (190 euro a/r per 640 km di percorrenza) affidandoci all’adorabile Agii, che si è preso cura di noi con assoluto garbo e gentilezza pur non parlando una parola di inglese.
Le sue fantastiche compilation, con un mix di musica pop italiana (dai Ricchi e Poveri a Toto Cutugno), hit internazionali degli anni ’80 e musica tradizionale mongola, ce lo faranno ricordare per sempre con un sorriso!


Nella regione del Gobi avrei voluto ripetere l’esperienza della yurta, ma purtroppo il Gobi Mirage Lodge (l’unico campo vicino alle Flaming Cliffs con bagni privati) era già fully booked e l’unica alternativa sarebbe stato il bellissimo Three Camel Lodge, ma il soggiorno di 2 notti (con due escursioni, un solo trekking a cavallo e senza transfer da e per Ulaanbaatar) ci sarebbe costato la bellezza di 3.300 dollari.
Così alla fine abbiamo rinunciato alle yurte e ripiegato sul Gobi Caravanserai, un lodge di design a pochi km dal White Stupa con camere scenografiche ma molto poco funzionali e con un servizio abbastanza approssimativo.
La struttura è davvero bella: le camere hanno tutte enormi finestre affacciate sul deserto e sono arredate in modo elegante, con tessuti naturali e molta cura nei dettagli, ma non hanno armadi, né ganci dove appendere i vestiti, né mensole dove appoggiare le proprie cose! Niente di niente!
Nel prezzo (circa 190 euro a notte per una camera deluxe con bagno) è compresa anche la cena a buffet, che è discreta per gli onnivori ma appena passabile se non mangiate carne e dovete accontentarvi dei contorni e delle insalate.
Inoltre, la struttura non offre nessun tipo di attività e non organizza transfer.
Questa mi sembrava una scelta bizzarra, ma appena arrivata ho capito subito le motivazioni.
Il Gobi Caravanserai (come probabilmente la maggior parte delle strutture della regione) lavora quasi esclusivamente con agenzie che vendono pacchetti di viaggio completi di escursioni ed esperienze, mentre i viaggiatori indipendenti sono una piccola minoranza nettamente penalizzata.
E infatti, non solo ci siamo dovuti arrangiare per programmare le nostre attività nel deserto, ma anche la procedura di prenotazione è stata abbastanza complicata: il Lodge non si appoggia a nessuna piattaforma internazionale, il personale risponde alle email con giorni (o anche settimane di ritardo) e siamo stati costretti a pagare la prima notte con un bonifico internazionale che ci è costato quasi 40 euro!
Comunque, problemi logistici a parte, il deserto del Gobi è un luogo magico e i suoi cieli stellati e i panorami surreali valgono da soli il viaggio e i piccoli disagi affrontati!

♥ Travel tips.
Il check-in a Fiumicino.
Viaggiando con due compagnie aeree diverse volevo assolutamente ritirare i nostri bagagli da stiva a Francoforte ed imbarcarli di nuovo per Ulaanbaatar, per evitare che qualcosa andasse storto, ma gli addetti di Condor a Fiumicino si sono messi di traverso in ogni modo possibile ed immaginabile, farneticando cose del tipo “forse le faranno pagare l’imbarco dei bagagli a Francoforte” ed arrivando a minacciarmi velatamente “se decide di farlo, lo fa a suo rischio e pericolo”.
Sappiate che con una prenotazione unica potete chiedere di spedire i vostri bagagli all’aeroporto di destinazione, MA che avete anche il diritto di stopparli nell’aeroporto di scalo, quindi non fatevi intimidire!
Per dovere di cronaca devo dirvi che ritirare le valige a Francoforte si è rivelato un processo lungo e laborioso, perché i tempi di attesa per i bagagli sono biblici e i terminal sono collegati malissimo tra di loro, ma se non altro i miei stivali da equitazione sono arrivati sani e salvi a Ulaanbaatar e non ho dovuto rivivere l’odissea del viaggio in Botswana, quando tutte le nostre valige da stiva sono andate perse sia all’andata che al ritorno, grazie alla disgraziata combinazione di voli ITA + Kenya Airways!
In aereo.
Evitate i posti 20D e 20G (l’ultima fila della cabina di Business, con solo due poltrone centrali) se volete dormire tranquilli!
Su entrambi i voli, infatti, la nostra cabina era miracolosamente adults only, ma purtroppo la galley che divide la Business Class dall’Economy (che è normalmente piuttosto tranquilla, visto che dovrebbe essere frequentata solo dal personale di bordo e dai passeggeri che vanno in bagno) è stata scambiata dalle famiglie per una sorta di zona relax dove far sgambettare i pargoli che, ahimè, urlavano come aquile al di là della tenda, proprio dietro alla mia testa!
Dopo le mie lamentele a una hostess, la situazione è leggermente migliorata, ma ormai avevo praticamente perso il sonno!
Tax Refund.
La procedura per ottenerlo in aeroporto è davvero easy e i soldi vi verranno restituiti sulla carta di credito utilizzata per gli acquisti oppure in USD, quindi ricordatevi di compilare i moduli al momento dello shopping!
Traffico e tempi di percorrenza.
Ulaanbaatar è così caotica che entrare ed uscire dalla città nelle ore di punta può farvi rimanere bloccati nel traffico per ore: tenetene conto soprattutto quando programmate il vostro transfer per andare in aeroporto!
Per spostarvi all’interno della capitale potete usare Ubcab, l’app locale per prenotare i taxi.
Noi non siamo riusciti a collegare la carta di credito e quindi abbiamo dovuto cercare un ATM per prelevare valuta locale, ma le corse sono davvero economiche (due o tre euro al massimo per attraversare la città, anche nelle ore di punta).
Raggiungere il White Stupa da Ulaanbaatar (465 km in totale con un 95% di strada asfaltata ed appena una ventina di km di pista nel deserto) richiede circa 6 ore di viaggio, ed altrettante ve ne serviranno per spostarvi dal White Stupa alle Flaming Cliffs, nonostante i km siano appena 280.
Un’alternativa al viaggio in macchina è volare dalla capitale a Dalanzadgad, ma purtroppo la tratta è operativa solo nei mesi estivi e non è giornaliera; oltretutto, ogni anno MIAT mette in vendita questi voli solo a partire da marzo o aprile e anche qui il viaggiatore indipendente viene irrimediabilmente penalizzato, perché non saprà fino all’ultimo se gli orari dei voli sono compatibili o meno con i suoi programmi.
Trekking a cavallo.
Le passeggiate a cavallo sono state la parte più bella ed emozionante del mio viaggio in Mongolia.
Galoppare a perdifiato nelle praterie sterminate è una sensazione incredibile, ma ricordatevi che i piccoli e nevrili cavalli mongoli sono animali che vivono in branco allo stato brado e che sono addestrati in maniera piuttosto rozza, abituati ad ubbidire a pochi ed elementari comandi.
Se non avete esperienza, la loro furia nel galoppare potrebbe risultare davvero terrificante; se invece siete cavalieri esperti, potreste sentirvi un po’ frustrati nel capire che tutti i tentativi di “avere il cavallo nella mano” e di controllare le andature sono assolutamente inutili.
Il trotto di questi piccoli e robusti animali è un’andatura terribile, che rende difficile sia battere la sella che stare in equilibrio sull’inforcatura, ma il galoppo… Oh, il galoppo di un cavallo mongolo è un’esperienza da provare almeno una volta nella vita!
Meteo e clima.
La Mongolia è un Paese dal clima estremo con inverni gelidi che possono arrivare a -50 °C ed estati roventi, con la regione del Gobi che può toccare anche i +50 °C.
Un’altra caratteristica è che le temperature possono salire e scendere drasticamente da un giorno all’altro: quando abbiamo trascorso la prima notte ad Ulaanbaatar abbiamo trovato un clima mite e piacevole, mentre, tornando in città alla fine del viaggio, ad aspettarci c’era la neve sulle montagne e una temperatura media di 8°C.
Durante i giorni trascorsi nel Nord del Paese abbiamo avuto bellissime giornate di sole con un clima mite e ventilato e notti fredde, che ci hanno fatto godere i falò in riva al fiume e la stufa a legna nella nostra Ger; invece nel Gobi, preparati a temperature torride, abbiamo affrontato una notte di pioggia torrenziale e giornate terse ma funestate da venti gelidi e fortissimi.
Per ovviare ad un meteo così capriccioso mettete in valigia un po’ di tutto, dalle camicie di lino al piumino leggero.






