#mytravels. Yeruu Lodge.


Immaginate di arrivare in un luogo dai paesaggi così incontaminati da sembrare quasi irreali, dove le steppe sterminate sono punteggiate da laghi scintillanti e fiumi sinuosi e dove a regnare incontrastati sono i cavalli, creature indomite e fiere che incarnano l’essenza stessa di un Paese, con le sue tradizioni e la sua cultura millenaria.
Yeruu Lodge sorge 285 km a nord della caotica capitale Ulaanbaatar, ai piedi delle catene montuose che separano la Mongolia dalla Siberia, lungo l’antica via carovaniera del tè che nel XVII secolo collegava il Sud della Cina a San Pietroburgo.
Arrivare qui è come scrollarsi di dosso in un istante tutti gli orpelli della vita moderna, chiudere gli occhi, respirare profondamente e connettersi, in un istante e senza difficoltà alcuna, con ritmi lenti ed ancestrali.
Svegliarsi con la luce del sole in una Ger tradizionale, camminare per ore seguendo il corso del fiume, sedersi ad ammirare i grandi branchi di cavalli che si rinfrescano nelle sue acque, incrociare i propri passi con un gregge di timide capre mongole dal cui lungo pelo setoso si ricava il cashmere più pregiato al mondo, scambiare un cenno di saluto con un pastore che tiene a bada le sue mucche in sella ad una vecchia moto: qui la vita nomade non è un’immagine da cartolina ma la quotidianità per le famiglie locali e per la piccola comunità internazionale che è il cuore pulsante di Yeruu Lodge.


Il punto di forza di Yeruu Lodge è quello di offrire un’esperienza autentica, ma declinata secondo i dettami di un lusso discreto e sostenibile, che rispetta l’ambiente e la diversità culturale, offrendo al tempo stesso un livello di comfort  inimmaginabile in un campo tendato tradizionale.
Non avete idea di quanto il sonno in una Ger possa essere profondo e rigenerante, specialmente quando siete affetti da una terribile stanchezza da jet lag: queste tende tradizionali, infatti, sono meravigliosamente insonorizzate e dormire con la stufa accessa nelle notti estive, quando le temperature scendono drasticamente dopo il tramonto, è un’esperienza unica.
Le Premium Ger, con le loro scenografiche e spaziose sale da bagno, permettono ai viaggiatori più esigenti di sperimentare il lifestyle nomade senza rinunciare alla privacy e alla comodità, e le zone comuni, pensate e costruite per integrarsi con l’ambiente circostante, culminano nella splendida terrazza affacciata sul fiume dove sedersi a bere un margarita, ad ammirare il tramonto o a socializzare con altri viaggiatori, condividendo esperienze ed impressioni.
Il menu del ristorante segue il ritmo delle stagioni ed offre un mix di piatti locali ed internazionali: ai fornelli c’è Luca, Chef italo-norvegese, che trasforma le materie prime provenienti da piccoli agricoltori ed allevatori locali in piatti semplici e gustosi, arricchiti dalle erbe aromatiche e dalle croccanti insalate coltivate nella serra del Lodge.
Così, perseguendo la filosofia del farm-to-table, si supporta la comunità locale e si privilegiano fonti di approvvigionamento il più possibile etiche.
Inoltre, i piatti tradizionali, incentrati per lo più sull’utilizzo delle proteine animali, vengono declinati anche in versione vegetariana e i deliziosi Khuushuur (dumpling fritti ripieni di verdure) preparati da Luca valgono da soli il viaggio!


Anche le attività proposte da Yeruu Lodge, che mantiene forti legami con la comunità locale, sono pensate per garantire agli ospiti un’esperienza immersiva e completa nella cultura nomade.
Così potrete incontrare Aman e la sua aquila Kaa, per avvicinarvi alla tradizione centenaria della caccia con le aquile, o visitare una delle numerose famiglie nomadi che allevano cammelli battriani e cavalli.

In Mongolia c’è una proporzione di 13 cavalli per ogni abitante e il legame tra questi animali (la cui razza antichissima è rimasta praticamente immutata dai tempi di Gengis Khan) e i nomadi è viscerale.
Un antico detto recita “il mongolo nasce nella Ger e muore a cavallo” e montare un cavallo mongolo è forse l’esperienza più autenticamente emozionante che un cavaliere possa vivere.
Questi piccoli animali indomiti e resistenti, sono molto diversi dai grandi cavalli cui siamo abituati in Europa: la stazza è quella di un pony, ma lo spirito è sicuramente quello di un purosangue, quindi dimenticate immediatamente tutti gli anni di duro lavoro che sono stati necessari per imparare a “mettere il cavallo nella mano” e per ottenere un galoppo elegante e cadenzato, dimenticate l’ossessione per l’assetto e dimenticate il mantra “redine interna e gamba esterna”.
Il comando vocale “Chu” e lo spostamento in avanti della mano destra (quella che tiene entrambe le redini) sono tutto ciò che vi servirà per lanciare il vostro cavallino in un galoppo sfrenato e vivere l’ebbrezza di una corsa a perdifiato nelle steppe, dove non esistono recinzioni e cielo e terra si fondono in un orizzonte infinito.

 


Avatar photo

Informazioni su Miss Bailing

Gypsetter, sognatrice, viaggiatrice entusiasta ed instancabile. La mia passione più grande sono i cavalli e il mio tesoro è Sero, un sauro di 30 anni con cui ho condiviso buona parte della mia esistenza. Come Emma Bovary anche io oscillo perennemente tra il mio lato mistico (che vorrebbe ritirarsi a meditare in un ashram indiano) e quello bohémien, il cui sogno nel cassetto è una chambre de bonne nel Marais.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.